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Un bosco tra gli uffici e un parco dall’altra parte di Milano: le sorprese della nuova sede Prada

Un quartier generale con un bosco al centro, tetti verdi e una possibile piazza pubblica davanti alla Fondazione Prada. A prima vista potrebbe sembrare il concept di un campus costruito fuori città. Il progetto in preparazione riguarda invece via Orobia 3, nel quadrante sud di Milano, a pochi passi dallo Scalo di Porta Romana e proprio di fronte al complesso culturale di Largo Isarco.

La futura nuova sede Prada a Milano porta la firma di OMA, lo studio fondato da Rem Koolhaas che da decenni collabora con la maison. Il dettaglio più curioso è proprio geografico: OMA si troverà a progettare un nuovo grande edificio sul lato opposto della strada rispetto alla Fondazione Prada, trasformata dallo stesso studio a partire da un’ex distilleria. Il rapporto tra moda e architettura finirà quindi per essere leggibile direttamente nella città.

Le dimensioni permettono di capire la portata dell’operazione. La documentazione depositata presso il Comune di Milano indica che gli edifici esistenti nell’area di via Orobia sviluppano circa 7.589 metri quadrati di superficie lorda. Il nuovo intervento dovrebbe portare la superficie a circa 25.859 metri quadrati, più di tre volte quella attuale. Non è prevista, però, una torre dominante: l’altezza massima indicata è di 25 metri, mentre il progetto si organizza attorno a un grande spazio verde centrale.

C’è poi una seconda sorpresa. Per realizzare il nuovo headquarter, l’operazione urbanistica mette in relazione via Orobia con un’area situata a chilometri di distanza, in via Litta Modignani, nel nord di Milano. Qui è prevista la creazione di un parco pubblico attraverso bonifica, depavimentazione e riforestazione. In pratica, un progetto aziendale nella zona sud viene collegato alla rigenerazione ambientale di un altro pezzo di città.

L’area di via Orobia, del resto, non arriva ora nelle mani del gruppo. Prada vi svolge già attività terziarie e produttive e nel novembre 2025 ha acquistato l’immobile per 66.587.950 euro, dichiarando la possibilità di svilupparvi un nuovo quartier generale. È da questo passaggio che prende forma una delle trasformazioni architettoniche più interessanti legate alla moda italiana.

Perché la nuova sede Prada avrà un bosco al centro?

Perché il verde è previsto come elemento strutturale dell’intervento, anziché come semplice decorazione esterna. I documenti urbanistici parlano esplicitamente di un grande “bosco/giardino centrale”, accompagnato da coperture verdi e altre superfici vegetali lungo i margini orientale e meridionale del lotto.

L’idea modifica anche il modello classico del quartier generale. Al posto di concentrare gli spazi in altezza, il progetto punta su un organismo relativamente basso, articolato intorno a un cuore aperto e vegetale.

Il confronto con l’edificio di fronte rende la scelta ancora più evidente. La Torre della Fondazione Prada raggiunge circa 60 metri e nove livelli, mentre per il nuovo headquarter il limite indicato è meno della metà, 25 metri. La sede aziendale e quella culturale potrebbero quindi dialogare attraverso due architetture molto diverse.

Come può una sede a sud di Milano creare un parco a nord?

È una delle particolarità urbanistiche più interessanti dell’intero progetto. Il Programma Integrato di Intervento considera insieme due aree non contigue, quella di via Orobia e quella di via Litta Modignani, sfruttando i meccanismi di perequazione e compensazione previsti dalla pianificazione urbana.

La superficie territoriale complessivamente coinvolta è di circa 36.380 metri quadrati. La capacità edificatoria viene concentrata soprattutto su via Orobia; nell’area di Modignani, invece, si punta sulla rinaturalizzazione.

Il futuro parco sarà realizzato attraverso depavimentazione e riforestazione e dovrebbe essere in gran parte ceduto al Comune. È previsto anche un Laboratorio di cultura ecologica, pensato per attività di divulgazione e formazione ambientale.

La riforestazione dovrebbe seguire il metodo sviluppato dal botanico giapponese Akira Miyawaki, basato sull’impiego di specie autoctone ad alta densità per accelerare la formazione di comunità vegetali in spazi relativamente contenuti.

Cosa cambierà davanti alla Fondazione Prada?

Il progetto può modificare anche lo spazio pubblico tra i due complessi. La documentazione prevede infatti la possibilità di creare una nuova piazza in relazione con la Fondazione Prada, superando l’attuale separazione determinata soprattutto dalla viabilità e dalle superfici asfaltate.

La posizione è strategica. Poco più a nord si trova lo Scalo di Porta Romana, interessato da una delle più grandi trasformazioni urbanistiche recenti di Milano. La nuova sede, la Fondazione e gli spazi verdi previsti nell’area potrebbero quindi formare progressivamente un sistema urbano riconoscibile.

È un passaggio importante anche per comprendere come stanno cambiando i grandi headquarters. L’edificio aziendale smette di essere pensato come un oggetto isolato e viene inserito dentro una rete di spazi aperti, percorsi e funzioni pubbliche.

Perché OMA e Prada lavorano ancora insieme?

La collaborazione dura da oltre vent’anni. OMA e la sua struttura di ricerca AMO hanno lavorato con Prada su negozi, installazioni e scenografie, a partire dagli Epicenter dei primi anni Duemila. Dal 2004 AMO cura inoltre numerosi allestimenti delle sfilate del marchio.

A Milano il risultato più conosciuto è la Fondazione Prada: circa 19.000 metri quadrati ricavati dall’incontro tra edifici industriali recuperati e nuove costruzioni, tra cui Podium, Cinema e Torre.

La curiosità è che questa volta OMA dovrà confrontarsi praticamente con sé stessa. Da un lato della strada c’è un campus culturale costruito attorno alla conservazione dell’ex distilleria; dall’altro dovrebbe nascere una sede aziendale più estesa, bassa e organizzata attorno al verde.

Il progetto deve comunque completare il proprio iter e configurazione, superfici e dettagli architettonici potranno ancora evolvere. Il dato ormai chiaro è la scala dell’operazione: quasi 26.000 metri quadrati, un bosco centrale, un secondo intervento ambientale dall’altra parte di Milano e la possibilità di creare un nuovo spazio pubblico davanti a una delle architetture contemporanee più riconoscibili della città. Più che un semplice trasloco di uffici, è un progetto che prova a ridisegnare un intero pezzo di Milano.

Questo contenuto è stato interamente generato mediante sistemi di intelligenza artificiale. Le informazioni pubblicate possono contenere errori, inesattezze, omissioni o dati non aggiornati e devono essere verificate prima di farvi affidamento.

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