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Onida d’accordo col M5S sulla Legge elettorale

Valerio_Onida_2012Oggi sul Corriere della Sera, Valerio Onida, Presidente emerito della Corte costituzionale, ha espresso la sua posizione sulla Legge elettorale che Renzi sta imponendo al Paese. Parere che corrobora la tesi del M5S che da sempre combatte la visione governativa (o filo-governativa) che prevede un preoccupante accentramento del potere nelle mani di pochi.

Onida sostiene che l’aspetto più controverso della nuova legge elettorale in discussione non sia tanto quello dei capilista «bloccati» e delle preferenze quanto il meccanismo di attribuzione del premio di maggioranza. Al primo turno, infatti, basterà il 4o per cento dei voti per affinché un  solo partito ottenga il 54 per cento dei seggi. Poi, spiega Onida, all’eventuale secondo turno vincerebbe il più votato, perché le liste in competizione sarebbero solo le due più suffragate, in qualunque misura, al primo turno, con una competizione falsata dal fatto che tutte le altre liste verrebbero escluse dal voto.

“Di fatto” – continua Onida – “la maggioranza assoluta dei seggi potrebbe andare a una lista che gode della fiducia di una ridotta minoranza degli elettori (ad esempio li 25 o il 30 per cento), essendo al secondo turno precluso ogni apparentamento e «vietato» esprimere una scelta diversa da quelle che sono risultate prima al primo turno. Il premio, insomma, sarebbe assegnato anche se la vittoria nel secondo turno (che non richiede alcun quorum di partecipazione) fosse frutto del voto espresso da una parte ridotta dell’elettorato non astensionista, e quindi di una «non maggioranza».”
E a chi difende questo sistema incostituzionale evocando la logica del «ballottaggio» Onida fa notare l’equivoco: “Questo, classicamente, è un sistema adottato per eleggere una singola persona (come ad esempio il sindaco, o come il deputato unico di un singolo collegio nei sistemi uninominali). Poiché uno solo è il seggio da coprire, alla fine il ballottaggio è necessario per eleggere chi fra i contendenti gode del maggiore favore dell’elettorato.
Ma qui si tratta di eleggere un’assemblea, non una carica monocratica: un’assemblea che dovrebbe riflettere e rappresentare i diversi orientamenti dell’elettorato. Per questo servono i partiti, che elaborano e avanzano le diverse proposte (collettive). Non è detto (e non è così oggi in Italia) che i partiti, e perfino gli orientamenti politici di fondo, siano solo due: dunque rappresentare l’elettorato non può voler dire attribuire senz’altro la maggioranza dell’assemblea ad uno solo di essi, anche minoritario, così che questo possa impadronirsi del governo.”

Matteo Renzi al voto lo scorso anno per le elezioni europeeE ancora: “Non vale invocare l’obiettivo della cosiddetta governabilità. In regime parlamentare, il governo è espressione della maggioranza delle Camere, non necessariamente formata da un unico partito (anche la vecchia Dc quasi mai governò da sola, per fortuna) e nemmeno necessariamente da un unico schieramento (di qui anche la possibilità delle «grandi coalizioni»). Le maggioranze possono nascere in Parlamento, sulla base delle convergenze e anche dei compromessi che si realizzano sui programmi. Non si può, in nome di un’esigenza di governabilità, disattendere e tradire la fondamentale esigenza di rappresentatività del Parlamento (è questo anche il senso della sentenza della Corte costituzionale che ha censurato la legge elettorale del 2005), pretendendo che in esso debba necessariamente dominare uno e un solo partito, anche se non esprime la maggioranza del Paese. Il Parlamento è assemblea, cioè voce collettiva della nazione, e non luogo di ratifica di decisioni prese al di fuori, né semplice tribuna di un dibattito pubblico predeterminato nell’esito.”

Insomma non sono i soliti grillini che dicono sempre di no a sostenere che questa legge elettorale fa schifo, lo dice il Presidente emerito della Corte costituzionale, Valerio Onida, speriamo che almeno il suo parere sarà tenuto in considerazione, anche se ne dubitiamo fortemente.

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