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Non limitiamo i referendum, anzi ora approviamo quelli propositivi. La mia intervista per La Repubblica

Dopo il via libera alla firma digitale e il successo delle campagne a favore di cannabis e eutanasia, il Movimento 5 stelle prende la palla al balzo e rilancia la legge sul referendum propositivo già approvata in prima lettura alla Camera. È il momento di “fare un passo in avanti”, secondo Giuseppe Brescia, presidente della commissione Affari costituzionali e principale sponsor della legge ormai ferma al Senato dal 2019. Per il deputato il boom di adesioni ai referendum registrato negli ultimi giorni “spingerà i partiti ad avere maggiore coraggio”. Non solo: respinge l’ipotesi, avanzata dal Pd, di aumentare la soglie minima di adesioni per indire una consultazione. “Al contrario – sostiene – penso che sia necessario fare di tutto per favorire la partecipazione, non per limitarla.

La digitalizzazione dei processi democratici è da sempre un cavallo di battaglia del Movimento. Come vedete la novità della firma digitale?

“Per noi si tratta un grande passo in avanti per la democrazia e per il riavvicinamento dei cittadini alla istituzioni. Con lo Spid non sarà solo possibile interagire con la pubblica amministrazione, ma anche partecipare alla vita politica del Paese. È un vantaggio per tutti”.

Il boom di firme registrato dalla campagna per la cannabis ha già acceso il dibattito sulla necessità di alzare la soglia delle 500 mila firme necessarie per indire un referendum abrogativo. Un parte del Pd propone di portare questo limite a 800 mila. È d’accordo?

“No, al contrario penso che sia necessario fare di tutto per favorire la partecipazione, non per limitarla. E comunque ritengo che non ci sia molta differenza tra 500 mila o 800 mila firme quando una battaglia è valida e sentita dai cittadini. Il referendum sulla cannabis lo ha dimostrato superando il mezzo milione di adesioni in pochissimo tempo”.

C’è da dire però che questo limite è stato fissato prima della firma digitale, quando non era ancora così facile raggiungere i cittadini.

“Ripeto, quando un principio ha una sua valenza le adesioni necessarie vengono raggiunte con o senza firma digitale. In ogni caso non credo che si debba temere la partecipazione dei cittadini. Poi sarà la Corte costituzionale a valutare i quesiti e, nel caso, saranno i cittadini a decidere col voto”.

Nel 2019 M5S e Lega approvarono alla Camera la legge costituzionale per l’introduzione del referendum propositivo. La proposta però è ancora ferma al Senato. Avete intenzione di rilanciarla?

“Assolutamente sì. Bisogna fare un passo in avanti dando ai cittadini non solo la possibilità di abrogare una legge, ma anche di porre nell’agenda politica del Paese dei temi che spesso i partiti temono di affrontare per motivi legati al consenso. Non si può sempre aspettare il verdetto della Corte costituzionale per fare in modo che il Parlamento legiferi su determinati temi. Ci aspettiamo collaborazione dal Pd. La lega con il senatore Calderoli ha confermato spesso l’interesse ad andare avanti. Con quella proposta, tra le altre cose, fissiamo un nuovo quorum approvativo, con il referendum che passa se i sì superano il 25 per cento degli aventi diritto, e portiamo a 200 mila le firme necessarie per il vaglio di ammissibilità della Corte”

L’obiezione è che in una democrazia rappresentativa sono le Camere a detenere il processo legislativo, non gli elettori.

“Chi presenta questa obiezione sottovaluta le potenzialità dei cittadini. Già durante la discussione in commissione alla Camera il M5s sottolineò come il referendum propositivo non avrebbe fatto altro che rinvigorire il rapporto con le istituzioni e rafforzare il ruolo del Parlamento. Con questo provvedimento la Camere non rimangono escluse: il referendum è previsto solo quando il Parlamento decide di ignorare le sottoscrizioni dei cittadini”.

Ha firmato i referendum su cannabis e eutanasia?

“Sì, entrambi. Ma a prescindere dal merito credo sia importante lo stimolo di questi strumenti sul processo legislativo. Sono sicuro che spingeranno i partiti ad avere maggiore coraggio e a prendere decisioni su temi di vitale importanza per i cittadini. Se la politica non decide è giusto che decidano loro”.

Il Movimento è stato sempre favorevole alla legalizzazione della cannabis, ma Conte sembra aver frenato su questa ipotesi, dicendo di essere favorevole solo all’uso terapeutico. Avete cambiato idea?

“No, anzi. Su questo tema ci siamo sempre battuti in Parlamento e lo continueremo a fare. In commissione alla Camera è stato adottato un testo base che pensiamo sia una proposta equilibrata e una battaglia di civiltà che senza dubbio deve proseguire”.