Per anni l’iPhone pieghevole è rimasto uno dei progetti più discussi attribuiti ad Apple. Ora il quadro appare diverso: il dispositivo avrebbe raggiunto una fase di sviluppo abbastanza avanzata da essere utilizzato da un numero ristretto di tester, e le prime impressioni fanno emergere un prodotto meno sperimentale di quanto si potesse immaginare. Il nome commerciale non è stato confermato, anche se nelle indiscrezioni ricorre “iPhone Ultra”, una denominazione coerente con il posizionamento sopra la gamma Pro.
La curiosità maggiore riguarda il formato. Il dispositivo dovrebbe aprirsi come un piccolo libro, con uno schermo esterno di circa 5,5 pollici e un pannello interno vicino ai 7,8 pollici. Da chiuso sarebbe relativamente compatto; da aperto diventerebbe una sorta di mini tablet. Proprio questa trasformazione sembra essere uno degli aspetti più convincenti: il telefono resterebbe facile da trasportare, ma offrirebbe una superficie molto più ampia per leggere, guardare video, giocare, fare videochiamate o lavorare.
Apple arriverebbe inoltre in un mercato ancora piccolo. Counterpoint Research ha stimato per il 2025 circa 19,6 milioni di smartphone pieghevoli spediti nel mondo, pari all’1,6% del totale, con una crescita annua del 18%. Il primo foldable di Cupertino entrerebbe quindi in una nicchia premium dove cerniere, spessore, durata dello schermo e prezzo contano almeno quanto le specifiche tradizionali.
Ed è qui che iniziano le sorprese. Le prime valutazioni sarebbero positive sulla solidità della cerniera e sul software, mentre due caratteristiche associate agli iPhone di fascia alta potrebbero sparire: il teleobiettivo e Face ID. Una scelta apparentemente paradossale per quello che potrebbe diventare l’iPhone più costoso di sempre, ma legata a un obiettivo preciso: ridurre lo spessore e rendere il dispositivo credibile nell’uso quotidiano.
Perché la cerniera è il dettaglio che conta più della scheda tecnica
In un pieghevole la cerniera determina gran parte dell’esperienza e dell’affidabilità. Deve mantenere allineate le due metà, proteggere il pannello flessibile e resistere a migliaia di aperture senza generare giochi o deformazioni.
Le persone che avrebbero provato il dispositivo descrivono la cerniera come uno dei punti più riusciti. Apple avrebbe lavorato anche per rendere meno evidente la piega centrale del display, uno dei difetti storici della categoria. La piega si vede in controluce, si percepisce sotto il dito e può influire sulla sensazione di qualità.
Counterpoint indica proprio la riduzione della piega tra le aree su cui i produttori stanno concentrando gli investimenti. Se Apple riuscisse davvero a renderla poco visibile, il vantaggio sarebbe immediatamente percepibile anche da chi non conosce processori o architetture hardware.
Lo schermo interno potrebbe funzionare più come un iPad che come un iPhone gigante
Il grande display avrebbe senso soprattutto grazie al software. Le prime impressioni parlano di layout delle app vicini a quelli di iPad, progettati per sfruttare lo spazio aggiuntivo invece di limitarsi a ingrandire pulsanti e testi.
Un pannello da quasi 8 pollici permette, per esempio, di visualizzare più informazioni nella stessa schermata, affiancare aree di lavoro o usare il telefono come un ampio mirino fotografico. Il vantaggio del pieghevole diventa così concreto: portare in tasca un dispositivo compatto e aprirlo quando serve una superficie più grande.
I foldable Android hanno già maturato anni di esperienza nel multitasking. La sfida per iPhone sarà rendere il passaggio tra schermo esterno e interno naturale, senza costringere l’utente a imparare un nuovo modo di usare lo smartphone.
Perché un iPhone da oltre 2.000 dollari potrebbe rinunciare al teleobiettivo
Il compromesso più evidente riguarda la fotocamera. Le indiscrezioni convergono su un sistema posteriore con due sensori da 48 megapixel, principale e ultra-grandangolare, ma senza teleobiettivo dedicato. Per un prodotto collocato sopra gli iPhone Pro sarebbe una rinuncia importante, soprattutto per chi usa spesso lo zoom ottico.
La spiegazione è fisica. Lo spessore da aperto viene indicato attorno ai 4,5 millimetri: uno spazio estremamente ridotto nel quale devono convivere display, batteria, scheda logica e moduli fotografici. Inserire un sistema ottico più complesso rende il progetto più difficile.
Anche il prezzo è ancora una previsione, non un dato ufficiale. Le stime circolate prima del lancio si muovono generalmente oltre i 2.000 dollari, con alcune ipotesi fra 2.400 e 2.500 dollari per le configurazioni più capienti. È la soglia che potrebbe trasformare l’assenza del teleobiettivo da dettaglio tecnico a vero punto critico.
Touch ID al posto di Face ID: un ritorno al passato che ha una logica pratica
La seconda sorpresa è il possibile ritorno del Touch ID. Il sensore di impronte sarebbe integrato nel pulsante laterale, soluzione già utilizzata su alcuni iPad. Face ID richiede invece diversi componenti frontali e occupa spazio prezioso in una scocca estremamente sottile.
In un pieghevole il lettore laterale offre anche un vantaggio pratico: può essere raggiunto sia a telefono chiuso sia quando il display interno è aperto. Resta però una scelta simbolicamente forte, perché Face ID è da anni uno degli elementi distintivi dell’iPhone.
Il vero test del primo iPhone pieghevole sarà meno spettacolare di quanto suggerisca il formato. Apple dovrà dimostrare che cerniera, software, autonomia, fotocamere e resistenza possono convivere senza rendere il telefono troppo pesante o fragile. Se ci riuscirà, il punto non sarà più capire perché abbia aspettato così a lungo, ma se un pieghevole possa diventare un prodotto quotidiano anche per chi finora lo ha considerato una tecnologia di nicchia.
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