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Un primo resoconto da Vienna

 

Alla fine di questa lunga e proficua giornata, vi racconto cosa abbiamo fatto qui a Vienna alla conferenza annuale 2018 “Managing Migration. From Reacting to Shaping”.
Il dibattito di oggi ha confermato molte mie convinzioni su come l’UE e i singoli stati membri dovrebbero affrontare la gestione dei flussi migratori.
Il primo punto su cui tutti concordano è che l’approccio al fenomeno non può che essere strutturale, e non emergenziale: è necessario essere propositivi e rispondere alle situazioni con uno sguardo lungimirante e con misure a medio e lungo termine. Un grande impegno che, però, deve essere condiviso da TUTTI gli Stati membri. Un’idea per cui noi, come M5S, ci siamo sempre battuti.

Le scelte devono essere sempre più basate su un’attenta analisi dei dati a nostra disposizione e sempre meno condizionate dalle esigenze comunicative e dalle dinamiche del consenso politico. Questo, ovviamente, significa avere anche il coraggio di dire cose impopolari, che però potrebbero portare a risultati più efficaci nel lungo periodo.

Uno degli obiettivi più importanti è senz’altro quello di combattere i trafficanti di esseri umani, aprendo a nuove vie legali d’accesso e allo stesso tempo investendo in maniera oculata nei paesi d’origine e nelle aree circostanti. Oltre alla quantità degli investimenti, è fondamentale la qualità. Bisogna migliorare il tessuto economico e sociale delle aree più depresse del mondo, in modo da ridurre il bisogno di lasciare la propria terra in cerca di una vita più dignitosa e di opportunità migliori.

Mentre uno degli errori più gravi che commettiamo nel dibattito di ogni giorno sulla gestione dei flussi migratori è purtroppo quello di dividerci tra buonisti e realisti. Etica e realismo sono due fattori allo stesso modo essenziali che devono andare di pari passo. L’approccio non può che essere multidisciplinare! A volte, buone idee svaniscono e si scontrano per mancanza di comunicazione e collaborazione tra i singoli paesi. Non possiamo più permettercelo.

Ho trovato molto interessante un concetto che è stato più volte ribadito oggi, quello della necessità di adottare misure orientate verso l’autonomia dei popoli che chiedono il nostro aiuto, anziché scegliere soluzioni assistenzialistiche. Le persone vogliono lavoro, vogliono sentirsi utili e integrate nella propria comunità e questo è assolutamente il tipo di supporto che dobbiamo fornire.
Un caso concreto, riportato dal Prof. Paul Collier dell’Università di Oxford, mi ha molto colpito: un medico sudanese ha deciso di emigrare e si è trasferito a Londra, dove si è inserito perfettamente e lavora lì da anni. Lui stesso fa notare che nella sola Londra lavora un numero di medici superiore a quelli che operano in tutto il Sudan. Ciò significa che nel suo paese d’origine c’è un enorme bisogno di medici. Perché non mettere i medici sudanesi nelle condizioni di lavorare nel proprio paese?
In sostanza: dobbiamo usare il nostro avanzato sistema finanziario per portare il lavoro dove serve!

Questi sono solo alcuni degli interessantissimi spunti di riflessione offerti dalla conferenza organizzata dallo European Migration Network EMN, che continuerà e si concluderà domattina.

Vi tengo aggiornati!

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