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Stop alle bombe sui civili

Oggi nella mia Bari l’Associazione Nazionale Vittime Civili di Guerra celebra la Giornata della Pace.

Purtroppo i lavori d’aula non mi consentono di essere lì con loro, ma nelle settimane scorse ho avuto modo di incontrare il presidente dell’associazione, Giuseppe Castronovo, e apprezzare il loro impegno concreto.

Tra i compiti dell’associazione la mappatura degli ordigni bellici esplosivi: sono almeno 25 mila le bombe inesplose sotto i piedi degli italiani, una ogni 2400 italiani, tutte eredità della seconda guerra mondiale. Nessuno ne parla, ma il nostro esercito ogni anno fa brillare in media 3000 ordigni al giorno con un’azione tanto rischiosa quanto meticolosa.

All’incontro di oggi con operatori di pace, cittadini e giornalisti, avrei parlato del sacro diritto alla pace di tutti i popoli e dell’impegno, scritto nel contratto di governo, di bloccare la vendita di armi ai Paesi in conflitto. Non bastano però la politica e le istituzioni. Serve la società, la consapevolezza collettiva. Qui interviene la scuola. Dobbiamo investire nel potere dell’istruzione nel promuovere la pace come missione, non solo come valore. È vero, le nuove generazioni non conoscono grandi guerre, ma nel mondo oggi sono più di 60 gli Stati in conflitto.
Continuano a morire civili e continua ad essere l’Africa il continente più esposto.
Anche per questo se vogliamo ridurre gli sbarchi dobbiamo ridurre i conflitti di fronte alle nostre coste.
È così che si spiega il NO coerente del nostro Governo a un intervento in Libia.

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