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Metà delle scuole italiane hanno più di 40 anni

scuola-cade-a-pezziDopo quasi vent’anni di attesa, è arrivata l’Anagrafe dell’edilizia scolastica, lo strumento di monitoraggio previsto dalla legge n.23 del 1996 che «fotografa» la situazione degli istituti, elaborata attraverso i dati forniti nei mesi scorsi dalle regioni al Miur.

Secondo l’anagrafe il 50% degli istituti scolastici è stato costruito prima del 1971. Quindi metà delle scuole italiane ha più di quarant’anni.

Mi chiedo: quali erano i modelli pedagogici secondo i quali venivano costruite le scuole negli anni Sessanta? Nel frattempo qualcosa è cambiato nella società? Le tecnologie oggi hanno una qualche influenza nella didattica? Tutte domande retoriche ovviamente. Il mondo è radicalmente mutato e le strutture in cui si formano le generazioni del nostro Paese sono rimaste ferme a quarant’anni fa.

Il ministro Giannini dice che «ora con questa anagrafe conosciamo le condizioni dettagliate di ciascun edificio e questo ci consente di poter programmare e investire al meglio i 3 miliardi e mezzo già disponibili per abbellire, riqualificare e costruire scuole innovative».

Intanto precisiamo che questi miliardi che il governo Renzi spaccia per nuovi fondi per l’edilizia scolastica sono in realtà tutti vecchi finanziamenti mai utilizzati che sono stati raccolti in un unico fondo. Il governo Renzi non ha speso ancora neanche un euro per la sicurezza degli edifici scolastici.

Ancora, la Giannini ha osato dichiarare che tutti gli edifici già oggi sono sicuri, questo quando dalla stessa anagrafe si evince che solo il 49% di essi possiede un certificato di collaudo statico, il 48% degli edifici non ha potuto fornire l’attestato di agibilità, il 28% delle scuole non possiede il documento di valutazione del rischio e il 27% un piano di emergenza. Come fa allora il ministro dell’Istruzione ad assicurare che tutti gli edifici sono sicuri? Sono dichiarazioni gravi ed irresponsabili, soprattutto alla luce di tutte le tragedie avvenute e sfiorate in questi anni.

Lo abbiamo detto tante volte e lo ripetiamo adesso: con la sicurezza di studenti e personale scolastico non si deve scherzare. Questi sono argomenti scuola_degradosu cui è proibito fare propaganda. Serve solo agire in maniera seria e responsabile per mettere davvero in sicurezza la totalità degli istituti presenti sul nostro territorio che ammontano a circa 42 mila unità.

Per ottenere un simile ambizioso quanto indispensabile risultato bisogna programmare investimenti ingenti come avevamo proposto noi con la pdl n. 2875

Un Paese in crisi cronica come il nostro dovrebbe investire in istruzione per ripartire e invece a settembre la scuola riaprirà e sarà un altro anno buio. Un anno durante il quale anziché pensare a come migliorare la qualità dell’insegnamento i docenti dovranno preoccuparsi di difendersi dal precariato; i presidi, caricati di nuovi oneri, dovranno fare i conti con finanziamenti sempre più esigui e gli studenti pagheranno tutto questo in termini di mancato apprendimento.

E allora, ringraziamo tutti Renzi per la #buonascuola che ci ha regalato e per i bellissimi hashtag #scuolebelle #scuolesicure #scuolenuove e  gli diamo appuntamento alla riapertura delle scuole per riprendere il discorso lì dove lo avevamo lasciato, ossia dalla lotta alla sua “schiforma” e alla sua becera propaganda!

Loro non molleranno mai, noi neppure.

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