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L’AUTUNNO CALDO DELL’EDITORIA ITALIANA

Il prossimo autunno sarà decisivo per l’editoria italiana. Il governo ha annunciato ufficialmente di voler mettere mano al sistema di sostegno al settore e nel frattempo in Commissione Cultura va avanti la discussione sulla nostra proposta di legge (Atto Camera 1990), sulla quale abbiamo avuto rassicurazioni direttamente dal relatore Rampi (PD) riguardo un costruttivo confronto sul tema e un fluido e proficuo iter legislativo.

Mai in passato il PD ha avuto atteggiamenti così dialoganti con il M5S. Di solito le nostre proposte non vengono prese in considerazione o sono spesso state liquidate con articoli soppressivi (vedi la pdl sull’abolizione di Equitalia che giunta in Aula è stata cancellata in meno di mezz’ora). In altri casi, il PD ha agito diversamente, bocciando le nostre proposte per poi copiarle e adottarle nei suoi provvedimenti. L’insolita apertura, su un tema come questo poi, ci fa sorgere non pochi dubbi sulle reali intenzioni del Partito Democratico, soprattutto alla luce del legame strettissimo che lo stesso può vantare nei confronti della maggior parte delle testate giornalistiche nazionali.

Queste perplessità partono dall’analisi dei contenuti della stessa pdl che prevede misure da cui il Presidente del Consiglio ha già, diciamo così, liberta_di_stampa_giornalistiasserviti“preso spunto” nella sua azione governativa:

  • All’art. 1 la nostra proposta di legge prevede, tra le altre cose, di destinare i fondi ora erogati ai giornali di partito in favore di sturt up di nuovi progetti editoriali di giovani giornalisti o freelance under 35. Questo permetterebbe di favorire un reale pluralismo e innescare una concorrenza virtuosa che innalzerebbe la qualità dell’offerta evitando uno spreco insensato di denaro pubblico che, come abbiamo potuto vedere nel caso de L’Unità, non porta a nulla di buono.

Bene, nell’ambito della legge di stabilità 2013, il Governo ha istituito il Fondo straordinario di sostegno all’editoria (altri soldi ai giornali, che vanno ad aggiungersi ai finanziamenti già esistenti), e tra le finalità di questo nuovo fondo troviamo proprio il finanziamento di start up di nuovi progetti editoriali, come già previsto dalla nostra pdl.

  • All’art. 2 della nostra legge poi, si prevede la soppressione dell’obbligo dei bandi della PA che, assieme al regime di IVA agevolato al 4% sul 20% delle copie stampate, rappresenta uno dei maggiori introiti ai giornali, quei famosi finanziamenti indiretti, ben più cospicui di quelli diretti, di cui vi abbiamo già parlato più dettagliatamente e che vanno a beneficio non solo dei giornali di partito come La Padania o Europa ma anche tutte le grandi testate nazionali come La Repubblica, il Corriere della Sera, La Stampa ecc.

Anche su quest’altro punto, Renzi ha mancato di fantasia e ha copiato pari pari la nostra proposta annunciando durante la campagna elettorale delle elezioni europee l’eliminazione del suddetto obbligo, per poi rimangiarsi tutto subito dopo le votazioni, spostando di due anni il termine per l’abolizione e fissandolo per il 1° gennaio 2016. Tra due anni, forse ritratterà e rimanderà ancora, chissà?!*

Nel frattempo però il Presidente del Consiglio, ha dimostrato di saper gestire abilmente i rapporti con l’editoria italiana, minacciandola al momento giusto (cioè quando servono bei titoloni sul suo operato su tutti i giornali d’Italia che portano tanti bei voti), per poi ritrattare e lasciare ogni privilegio intatto agli editori che così gli saranno riconoscenti a vita.

Allora, anche se sulla questione sembrerebbe accesissimo il dibatto all’interno dello stesso Partito Democratico, al punto che girano voci su una lite tra il Presidente del Consiglio e il suo fedelissimo sottosegretario Lotti che invece ha dichiarato di essere assolutamente contrario all’abolizione, stando a quanto è realmente avvenuto finora, possiamo essere quasi certi che l’atteggiamento aperturista dei piddini sul tema sia tutto un bluff (anche se speriamo vivamente di sbagliarci). Dubitiamo fortemente che sia possibile vedere il PD mettersi contro il suo capo politico De Benedetti. Pura fantascienza insomma, ma staremo a vedere.

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Il M5S, dal canto suo, agisce come previsto da Costituzione per spezzare definitivamente questo sistema che va a discapito solo ed esclusivamente dei consumatori finali, ossia i lettori che sono costretti alla disinformazione più becera.

Con la nostra pdl, frutto di diversi mesi di studio, oltre che di un processo democratico senza precedenti (è stata la prima proposta di legge della storia ad essere discussa direttamente con i cittadini), il Parlamento ha la possibilità di affrontare e dare risposte concrete alla difficile situazione in cui versa la libertà d’informazione nel nostro Paese. Attraverso una trasformazione delle modalità di finanziamento finora adottate, prevedendo forme di supporto transitive, si favorirebbe la nascita di nuovi progetti editoriali, accompagnandoli però solo nei primi anni di vita.

Infatti, anche grazie agli studi comparativi fatti nei mesi di preparazione del testo di legge, ci siamo convinti che, come in altri Paesi dell’UE, un supporto pubblico sia ammissibile, a patto che questo sia mirato all’innovazione e alla modernizzazione del settore e sia assolutamente TEMPORANEO. La nostra tesi sulla necessità di prevedere un termine per i finanziamenti è corroborata dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, che in uno degli ultimi documenti prodotti nell’ambito dell’indagine conoscitiva antitrust, nella parte prima, al punto 127 recita così:“…merita domandarsi se l’assenza di un limite temporale al periodo di assegnazione del contributo non possa determinare la sistematica dipendenza di alcune testate dal sostegno pubblico, riducendo gli stimoli a operare tutto quanto possibile per affrancarsi e ottenere una piena autonomia. Va rammentato che il sistema di sovvenzioni pubbliche concepito nella l. n. 416/81 si proponeva di sostenere le imprese editoriali soltanto per un quinquennio, al termine del quale si riteneva che il settore potesse raggiungere una condizione di autosufficienza.”

 

Se passasse la nostra proposta vedremmo mutare radicalmente il mondobaby_freelance dell’editoria. Ci sarebbe un’accelerata straordinaria nella digitalizzazione di molte testate che dovrebbero competere con nuovi progetti editoriali condotti da giovani giornalisti che finalmente sarebbero protagonisti del mondo dell’informazione e non più relegati al ruolo di schiavi moderni, pagati a pochi euro al pezzo, costretti a seguire pedissequamente la linea editoriale imposta dagli unici detentori della “verità di comodo”, ossia gli editori.

Auspichiamo pertanto che il dibattito su un tema così importante si tenga a livello parlamentare e non a livello governativo come ormai accade sistematicamente da molti anni a questa parte e che Renzi, il suo Governo e il suo partito, per una volta almeno, non giochino sporco ma si prestino davvero ad un dibattito costruttivo che porti all’approvazione di una legge utile al Paese, anche se questo volesse dire riconoscere un merito al M5S.

Giuseppe Brescia, portavoce alla Camera, Commissione VII.

 

* Nell’ambito della discussione del c.d. “Decreto Irpef” fu approvato un emendamento presentato da Massimo Mucchetti (Pd), ex vicedirettore del Corriere della Sera, grazie al quale i bandi di gara e gli annunci di appalti continueranno a essere pubblicati sui quotidiani cartacei almeno fino al 2016. Il testo originale prevedeva l’abolizione immediata dell’obbligo.

 

 

 

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