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La scuola fa bene a boicottare le prove INVALSI

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Fa scalpore il gesto eclatante di tantissimi tra insegnanti e studenti che in questi giorni stanno boicottando i test INVALSI. A nostro avviso la loro presa di posizione è sacrosanta e in questo post cercherò di spiegarvi perché.

BREVE ANALISI SCIENTIFICA DEL PROBLEMA…

A seconda dell’approccio con cui si intraprende il processo di valutazione, si possono adottare metodi e strumenti completamente diversi. Esistono molti tipi di valutazione e si può scegliere di valutare solo alcuni aspetti a discapito di altri. La valutazione che va per la maggiore è quella di tipo quantitativo orientata al giudizio. Ma la letteratura scientifica ci indica una strada diversa e ci fornisce modelli ben più efficaci in termini di crescita del soggetto in apprendimento. Secondo le teorie più avanzate la valutazione non deve guardare al soggetto in formazione come qualcuno da “soppesare” o “misurare” appurandone i livelli raggiunti, bensì deve avere il compito di fornirgli informazioni riguardo il suo processo formativo al fine di procedere nel miglior modo possibile col proprio itinerario culturale ed educativo.

Così intesa la valutazione assume una dimensione pedagogica e l’insegnante si spoglia dalle vesti del “controllore” per ricoprire il ruolo ben più gratificante di “guida”.

Come è ormai noto, esistono diversi tipi di intelligenza ed è impensabile prevedere percorsi didattici standardizzati. Ogni ragazzo è un mondo a sé e anche ogni insegnante lo è. L’interazione tra ognuno di questi soggetti è ogni volta unica e i bisogni dei soggetti in stato d’apprendimento sono estremamente variegati. Di questo, la valutazione, non può non tener conto.

Ad esempio, i sistemi di valutazione odierna riescono a prendere in considerazione gli aspetti relativi alla creatività? Ci sanno dire se i ragazzi stanno sviluppando la sensibilità ai problemi, la capacità di avere più idee per affrontarli, quella di svincolarsi da presupposti stereotipati e adattarsi a situazioni inattese? E ancora, sanno dirci se lo studente sta sviluppando originalità nelle risposte, capacità di ridefinizione, analisi e sintesi?*

La risposta è semplicemente NO! I test INVALSI non danno nessuna di queste risposte e fanno della valutazione un mero processo burocratico che non apporta alcun valore aggiunto ai processi educativo-formativi. Ecco perché la scuola li rifiuta.

 

QUALI SOLUZIONI…test-invalsi-1

Compito della politica è trovare valide soluzioni per il superamento dell’attuale sistema di valutazione.

Se si è d’accordo con le premesse, pensiamo si debba andare verso l’abolizione dei voti in decimi, purtroppo ripristinati dalla Gelmini, almeno per le scuole primarie e medie. Altro obiettivo dovrebbe essere differenziare i sistemi i valutazione tra i vari gradi di scuola per adeguarli ai percorsi educativi e agli stadi evolutivi degli studenti; valorizzare la certificazione delle competenze, attualmente strumento residuale e non centrale della valutazione dei processi di apprendimento; ridimensionare la valutazione degli apprendimenti, che attualmente è di fatto l’unico strumento docimologico utilizzato nella scuola; rivedere il sistema di promozione/bocciatura, in particolare nel primo ciclo (primaria/sec. I grado) e l’esame conclusivo del primo ciclo (sec. I grado).

Come soggetto politico ci siamo approcciati in maniera seria a questa tematica e consultando esperti del settore abbiamo raggiunto delle prime conclusioni. Siamo convinti, ad esempio, che sia necessario adottare forme di valutazione diverse come giudizi argomentati alla primaria (1-4° anno), livelli di certificazione delle competenze e degli apprendimenti espressi in lettere (A massimo-E minimo) all’ultimo anno della primaria e alla secondaria. Eliminare la prova Invalsi e al massimo utilizzarla a campione e a inizio anno.

Ad ogni modo queste sono solo alcune idee su cui stiamo ragionando, ma una nostra proposta organica potrà venire solo da un reale confronto con coloro che affrontano la sfida della valutazione ogni giorno. Per questo, appena possibile, che soprattutto per quanto riguardo il mondo della scuola nessuna riforma possa essere calata dall’alto.

* Docimologia, per una cultura della valutazione. Luisa Santelli Beccegato, Bianca Maria Varisco, Guerini Studio, Milano, 2000.

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