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Il punto sul fenomeno migratorio: analisi e soluzioni.

ueL’attenzione, specialmente di tipo mediatico, sull’argomento migrazioni si sta concentrando su alcuni aspetti sì di rilevo, ma tralasciandone altri ad essi correlati.

La riunione in programma, quella del consiglio europeo che si svolgerà il 17 e 18 dicembre, è l’ennesimo momento importante di confronto ma giunge dopo una prima fase che seppure ha fatto segnare qualche passo importante in avanti nelle intenzioni, è di fatto ancora molto lontana dal raggiungimento di obiettivi efficaci di contrasto a varie criticità.

Ci troviamo in una situazione dove la Commissione Ue ha aperto una procedura di infrazione contro l’Italia accusata di aver violato le previsioni del regolamento  604/2013 (Dublino III) e regolamento 603/2013 (Eurodac) circa la mancata identificazione  di tutti i migranti sbarcati sulle coste nazionali, tra l’altro con uno scarto importante tra il numero dei migranti sbarcati e quelli effettivamente identificati.

Anche il vertice sulla migrazione tenutosi a Malta lo scorso mese, che ha visto il confronto dei vertici UE con delegati di diversi Paesi africani, di cui certo accogliamo positivamente gli intenti, non ha prodotto nei fatti i risultati sperati.

Le procedure di ricollocamento stentano fortemente a procedere, e manca nell’agenda programmatica una valida proposta per la creazione di canali di ingresso legali, fatto salvo per la proposta di attivare borse di studio per incrementare l’ingresso di studenti e ricercatori.

migranti-6500Appare dunque forte la volontà di favorire un’immigrazione selettiva, tralasciando di fatto soluzioni per rispondere invece al bisogno impellente di tutti i migranti che mettono a repentaglio la loro vita per giungere in Europa.

Gli accordi con il governo Turco ed i fondi stanziati per supportare la gestione dei migranti è un’altra strategia che mira a costruire barriere e rallentare o bloccare il flusso dei migranti, piuttosto che rinforzare garanzie di tutela.

La stessa operazione Eunavfor Med, che ha come obiettivo principale la lotta al traffico di esseri umani, sta già mostrando tutti i suoi limiti. I flussi in ingresso via mare non accennano a diminuire sensibilmente, se non per cause legate più che altro a condizioni meteo, e continua ad essere elevatissimo il tributo di vite umane che paghiamo. Negli ultimi giorni abbiamo assistito ad ennesimi naufragi dove hanno perso la vita donne e bambini.

Rispetto al fronte interno desta grande preoccupazione il modo in cui il Governo, dietro la rassicurazione  e la giustificazione dell’attuazione delle recenti disposizioni normative, sta istituendo e gestendo le procedure nei cosiddetti punti di crisi, attraverso l’istituzione di centri “hotspot” di cui ricordiamo, non è stata ancora chiarita in nessun modo la natura giuridica.

Da più parti si ricevono segnalazioni di pratiche illegittime attuate nell’unico hotspot ufficialmente istituito a Lampedusa, ed in altre zone calde quali Pozzallo o Ragusa, per citarne alcune, che non sono ufficialmente hotspot ma dove di fatto vengono attuate procedure come se fossero operativi tali centri.

Le pratiche illegittime riguarderebbero le frettolose interviste fatte ai migranti per suddividerli, arbitrariamente, tra migranti economici e richiedenti asilo, in assenza della giusta informativa e per giunta trattenendoli in centri chiusi.

Molti migranti vengono poi raggiunti da provvedimenti di respingimento in totale deroga arbitraria alle disposizione normative (quali le direttive 2011/95/UE, 2013/32/UE e 2013/33/UE) in questo modo negando o scoraggiando l’accesso alla richiesta di protezione internazionale. Procedere all’identificazione dei migranti così come richiesto dai partner europei e come previsto dai regolamenti sottoscritti dall’Italia, non deve significare però in alcun modo violare diritti fondamentali della persona, in deroga alla nostra normativa interna e altre disposizioni europee a tutela dei diritti dei migranti.

cieTutto questo si inserisce, peraltro, nella tardiva risoluzione di gravi criticità interne al nostro sistema di accoglienza per il quale sembra essere tutt’ora assente una reale volontà di riforma.

C’è la questione irrisolta della legittimità del trattenimento nei Cie e specialmente delle condizioni di trattenimento.

C’è il Cara di Mineo probabilmente verrà riabilitato sotto altra forma e nome ma senza che le criticità intrinseche siano state affrontate e superate.

L’accoglienza dei richiedenti asilo all’interno di centri straordinari quali i CAS risulta essere  prepotentemente maggioritaria (70% dell’intero sistema) rispetto a quella nei centri Sprar, che dovrebbe invece rappresentare la norma e che per giunta sono l’unico sistema razionale, e capace di generare buone prassi, attualmente presente.

Manca inoltre un’efficace politica estera, ambito nel quale il Governo sembra più essere spettatore passivo. È ad esempio il caso di quanto sta accadendo sui confini dei Friuli -Venezia Giulia dove sono aumentati i flussi in ingresso di migranti, come era prevedibile, a seguito degli sviluppi delle criticità sulla rotta balcanica (innalzamento di muri sulle frontiere, ostacoli e rallentamento dei flussi anche con esiti drammatici), senza che il Governo avesse predisposto, o pensato di predisporre, nessun intervento.

Da dati noti apprendiamo che negli ultimi 15 anni oltre 31.000 persone hanno perso la vita cercando di raggiungere l’Europa. Di questi 24.000 nel Mar Mediterraneo.

Le migrazioni sono un fenomeno da gestire e non da combattere ed ostacolare.

La somma spesa nello stesso periodo dall’Ue per procedere ad espulsione di migranti irregolari è stata pari a circa 11,3 miliardi di euro, a fronte dei 16 miliardi di euro stimati spesi dai migranti per raggiungerla.

 

diritti umaniData questa complessa sitazione, ecco quali ritengo debbano essere le soluzioni da mettere in campo:

  1. Creazione di Vie di ingresso legali. Il tema dei reinsediamenti, di cui avevamo accolto molto positivamente l’inserimento nell’Agenda europea delle migrazioni, sembra in realtà essere scomparso dal dibattito o comunque non ci sono al momento azioni concrete per l’avvio di tali procedure. L’utilizzo di visti di ingresso per motivi umanitari (peraltro già previsto dalla normativa Ue) è stato totalmente ignorato nel dibattito ed invece rappresenterebbe un’altra strategia di grande efficacia. Dobbiamo prendere atto della parziale inefficacia delle operazioni militari di salvataggio in mare e di lotta ai trafficanti di uomini. E’ evidente come le morti in mare non accennino a diminuire, quindi quello non può essere l’unico strumento utilizzato.
  1. Superamento del Regolamento n. 604/2013 (Dublino III). Del tanto citato superamento del Regolamento n. 604/2013 non c’è traccia nei fatti ma solo sul piano del dibattito politico teorico. Il Regolamento n. 604/2013 ha ampiamente dimostrato di non poter più rispondere in maniera efficace ai motivi per cui era stato previsto né alla realtà dei fatti attuali, eppure l’Ue continua a prevedere azioni che invece vanno nella direzione di un suo rafforzamento.
  1. Efficace avvio ed implementazione delle procedure di ricollocamento. Il tema del ricollocamento, anch’esso accolto positivamente in fase di proposta, nonostante abbia al suo interno delle criticità che andrebbero superate quali il non tener conto della volontà del richiedente e di eventuali legami familiari, in senso allargato, presenti in altri Paesi membri, stenta al momento a  rappresentare uno strumento efficace. Stando ai dati disponibili al memento solo 130 migranti sarebbero stati ricollocati. E’ da considerarsi a tal proposito anche un’altra grave criticità, ovvero la selezione dei migranti da ricollocare fatta sulla base di poche nazionalità scelte a monte, che esclude una grande parte di migranti portatori degli stessi diritti.
  1. Gestione degli “hotspot”. Sul fronte interno la gestione degli hotspot sta dimostrando tutta la sua inadeguatezza in tema di efficace tutela dei diritti fondamentali della persona. Dal trattenimento, alla selezione che rischia di essere arbitraria tra richiedenti asilo e presunti migranti economici, passando per l’assenza di una efficace informativa che ostacola la possibilità di accedere alla procedura di protezione internazionale ed infine ai respingimenti. L’Unione europea che con forza auspica l’implementazione dei centri, o approcci, hotspot, ed i relativi funzionari di supporto, devono essere garanti di quegli stessi diritti che sono a fondamento dell’Unione stessa e mai può, o dovrebbe, avvenire il contrario.
  1. Accordi con Paesi di transito. E’ corretto cercare di costruire un rapporto dialettico e collaborativo con i Paesi di transito, così come con quelli di origine dei migranti. Resta chiaro però che in nessun caso questi accordi dovrebbero andare nella direzione di creare nuovi ostacoli alla migrazione di cittadini bisognosi di protezione. Non è possibile stringere accordi con Paesi che non hanno istituzioni democratiche, o che violano palesemente i diritti umani. Lo stesso Fondo fiduciario per l’Africa è un’iniziativa molto positiva, ma solo se verrà utilizzato per la lotta alla povertà, alle diseguaglianze e ai conflitti e appunto mai per contenere la mobilità.
  1. Maggiore efficacia del Sistema europeo comune d’asilo. E’ evidente che al momento il progetto di creazione, tanto voluto ed auspicato, di un efficace Sistema europeo comune di asilo è molto lontano dall’essere realizzato. Le scelte di Paesi quali l’Ungheria (per citarne uno che tra i primi ha adottato politiche non condivisibili e lontane da questi intenti) vanno discusse, contrastate e superate nel bene superiore dei migranti e dell’Unione tutta.
  1. Politica estera. E’ praticamente assente dal dibattito, o comunque non ci sono riscontri concreti, di incisive azioni da avviare nelle tante zone di crisi tra cui con priorità Libia e Siria. E’ necessaria una maggiore incisività diplomatica di tutti i Paesi membri per intervenire e cercare soluzioni politiche. Non possiamo continuare ad essere spettatori passivi di quanto avviene attorno all’Europa.


Ribadisco in conclusione che quella in atto è una trasformazione importante del fenomeno migratorio, e che la tutela dei diritti umani va garantita sempre, ad ogni costo, e deve essere il faro che guida le scelte politiche e le azioni da intraprendere. Siamo in un momento storico in cui l’unica scelta che può fare la differenza è essere coraggiosi.

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