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Eliminare il reato di clandestinità, così si svuotano le carceri.

Amnistia, indulto, depenalizzazione di alcuni reati, cosa funzionerebbe di più per svuotare le carceri?
Il messaggio di Napolitano letto ieri alla Camera dei Deputati è quantomeno sospetto e non solo perché arriva quando sembra che la vita politica di Berlusconi sia giunta al capolinea per via dei suoi guai giudiziari.
Lo è soprattutto perché solo un paio di mesi fa il Parlamento aveva tramutato in legge il decreto svuota carceri che aveva appunto l’intento di soddisfare le richieste della sentenza della Corte europea che aveva ravvisato, nei penitenziari italiani, condizioni oltre i limiti dell’umana sopportabilità.

A mio avviso, volendo affrontare seriamente ben due questioni fondamentali e di straordinaria attualità, il problema del sovraffollamento potrebbe alleviarsi eliminando il reato di clandestinità.

Alcuni dati del Rapporto Istat “I detenuti nelle carceri italiane” può aiutare a capire.
Al 31 dicembre 2011 erano detenute nelle carceri italiane 66.897 persone, con una riduzione dell’1,6%
rispetto al 2010. Il numero di detenuti presenti è di gran lunga superiore alla capienza regolamentare,
fissata a 45.700 posti. Negli ultimi 11 anni l’ammontare della popolazione detenuta ha subito un incremento
del 25,8%. Cresce al 36% la percentuale dei detenuti stranieri (era il 29% nel 2000). Tra i detenuti entrati in carcere dallo stato di libertà gli stranieri rappresentano il 43%.
Il problema del sovraffollamento rende l’impatto con il carcere molto duro. La media in Italia è pari a
146 detenuti su 100 posti letto: la situazione peggiore si registra in Puglia (182 detenuti presenti ogni 100
posti disponibili).
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Nelle carceri italiane aumentano i detenuti stranieri
La componente straniera è fortemente aumentata nel tempo: era pari al 15% del totale dei presenti nel 1991, è salita al 29% nel 2000 per arrivare al 36,1% nel 2011. L’aumento è stato ingente e ha caratterizzato soprattutto gli anni ’90, durante i quali gli stranieri nelle carceri si sono triplicati a fronte di aumenti più contenuti per i detenuti italiani.
Inoltre, è importante ricordare che gli stranieri usufruiscono in misura minore degli arresti domiciliari, così come delle misure alternative al carcere rispetto agli italiani: considerando il totale dei detenuti e dei soggetti in esecuzione penale esterna, solo il 12,7% degli stranieri usufruisce delle misure alternative al carcere contro il 30,7% degli italiani, dal momento che spesso non possiedono i requisiti per poterle chiedere (un ambiente familiare idoneo, un’attività lavorativa che permetta di sostenersi autonomamente fuori dal carcere, un alloggio, ecc.) e commettono con più frequenza quei reati per cui è previsto il carcere (basti pensare al reato di immigrazione clandestina effettuato dal 9,6% degli stranieri).
Solo dal 1998 (Legge n°40/1998 – “Disciplina dell’immigrazione e della condizione dello straniero” e Decreto legislativo 286/1998 che recepisce e integra le leggi precedenti, Testo Unico sull’immigrazione) si configura l’azione di contrasto all’immigrazione clandestina. Questa legge, e successive, hanno un impatto sui dati relativi ai detentuti, dal momento che parte degli stranieri illegali entrano nel sistema giustizia proprio a causa della loro clandestinità. Da un altro interessante dato risulta che gli stranieri hanno un numero di carcerazioni precedenti nettamente inferiore ai detenuti italiani (nel 2011 il 63,9% non ne aveva nessuna, contro il 35,7% degli italiani).

Dobbiamo accantonare una volta per tutte la politica becera di “caccia allo straniero” di cui partiti come la Lega si sono nutriti con l’appoggio di tutto il centro-destra e l’immobilismo del centro-sinistra. E’ tempo di fare davvero qualcosa di sensato: eliminare il reato di clandestinità allevierebbe il dolore di molte persone, sia di quegli stranieri che hanno la sola colpa di aver messo piede sul nostro territorio e sia di quegli stessi detenuti, italiani e non, che patiscono per spazi troppo angusti e condizioni disumane.
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