Home / EDITORIA E GIORNALISMO / Editoria, dal governo in arrivo nuove agevolazioni per i giornali.

Editoria, dal governo in arrivo nuove agevolazioni per i giornali.

basta_soldi_giornaliIl MoVimento 5 Stelle sostiene la libertà dell’informazione ed è fermamente convinto che qualsiasi legame, soprattutto se di tipo economico, tra media e governo sia controproducente al raggiungimento di tale libertà.

Con l’ultimo provvedimento licenziato dal Parlamento, il governo e la maggioranza dicono di voler tutelare il pluralismo, l’indipendenza e l’autonomia dell’informazione. Fa sorridere il fatto che siano proprio coloro che hanno lottizzato la RAI come forse neanche Berlusconi aveva fatto a sostenere tali giustificazioni.

E’, a nostro avviso, evidente che il filo diretto che il Governo vuole tenere ben saldo tra sé e i giornali nasce col chiaro intento di controllare l’informazione e non certo con quello di renderla libera.

Non fanno che cambiare i nomi dei fondi, nell’illusione di dare ogni volta una nuova verginità alla misura, una nuova veste per infinocchiare gli italiani: prima si chiamava “Finanziamento diretto ai giornali”, poi “Fondo straordinario per l’editoria” e ora “Fondo per il pluralismo dell’informazione”, cambia il nome, cambia la forma ma non la sostanza. Quello che preme a chi detiene il potere è tenere la stampa al guinzaglio.

Secondo il suddetto provvedimento infatti, lo Stato può sovvenzionare una testata fino ad un massimo del 50% dei suoi ricavi. Ben la metà dei suoi ricavi quindi, mentre qualsiasi gruppo imprenditoriale può finanziare il restante 50%. Quindi avremo un giornale finanziato per metà dallo Stato e per l’altra metà da un gruppo imprenditoriale: non c’è che dire, si tratterà sicuramente di una voce libera, autonoma, indipendente!

Questione particolarmente scottante contenuta nella c.d. “Legge Lotti” è quella degli “sgravi a chi si fa pubblicità sui giornali”, anche sui grandi giornali, ci tengo a precisare (questo è importante!). Questa è una misura davvero oscena perché metterà i cittadini nelle condizioni di pagare con le loro tasse i giornali non 1 sola volta, proprio per via dei finanziamenti pubblici diretti agli editori, ma 2 volte, proprio perché ricadrà sempre sulla collettività l’incentivo fiscale al quale potranno accedere questi “benefattori”! Anche in questo caso fare un esempio pratico sarà d’aiuto: mettiamo il caso che ENI voglia farsi pubblicità su “La Stampa”, su “La Repubblica”, sul “Corriere”, bene ENI potrà ottenere un’agevolazione fiscale sulla pubblicità che si farà.

Ma si potrebbero fare tanti altri esempi, anche di gruppi imprenditoriali che posseggono (o hanno posseduto) una testata o una parte di essa. E allora potremo avere Berlusconi che fa pubblicità per le sue aziende sul Giornale e prende l’incentivo! De Benedetti che si fa pubblicità su Repubblica e prende l’incentivo! Caltagirone sul Messaggero e così via…

Colmo dei colmi: questa misura, già oscena di per sé, in seconda lettura al Senato è stata estesa anche a chi si farà pubblicità su TV e radio.

Inoltre, solo per citare le maggiori criticità, grazie a questa legge saranno introdotti nuovi finanziamenti indiretti in favore della stampa, agevolazioni per spese telefoniche e connessioni. Mi chiedo cosa ne pensano le migliaia di piccoli imprenditori in giro per l’Italia. Sicuramente si chiederanno come mai per loro non riversate lo stesso trattamento.

 

Ma, a parte questo, ovviamente c’è una questionpovertae di merito, di fondo, che è il reale e profondo motivo di distanza tra la nostra concezione di libertà d’informazione e quella dei partiti; tra il nostro modo di dare piena attuazione all’articolo 21 della Costituzione e il loro. Essi ritengono che per tutelare il pluralismo si debbano finanziare gli editori, noi invece siamo convinti che per farlo si debba difendere in primis il diritto dei cittadini ad essere informati! Sta tutta qui la differenza! Il loro è un approccio orientato all’offerta, il nostro è orientato alla domanda.

“Il fondo sarà ripartito annualmente dalla Presidenza del Consiglio”, così recita la loro legge. E che significa questo, se non che ogni anno tutti questi editori saranno lì, col cappello in mano, ad elemosinare l’aiuto del governo, cercando di dimostrare in tutti i modi che si sono comportati bene e non hanno mai criticato il suo operato. Questo è il concetto di libertà secondo i partiti, secondo questo Governo.

Mettono davanti il ricatto occupazionale, come fanno sempre, per qualsiasi argomento, parlano dei posti di lavoro che si perderebbero se non ci fossero questi finanziamenti, delle famiglie di questi lavoratori, usano la loro disperazione per giustificare la loro visione anacronistica e distorta, ma sanno di mentire, a noi ma anche a quegli stessi lavoratori, a quelle stesse famiglie. Lo sanno perfettamente, perché l’hanno dichiarato in audizione gli stessi esperti che li hanno aiutati a scriverla quella proposta di legge, che il punto è un altro, che se il settore della carta stampata è in crisi, è per motivi che esulano dal controllo del governo.

Ovviamente ci riferiamo della rivoluzione rappresentata da Internet: Internet ha reso accessibile gratuitamente a miliardi di persone una massa di informazioni sempre più consistente. Oggi, più di un terzo dell’umanità genera informazioni attraverso cellulari e computer relativamente economici e le mette in condivisione sotto forma di video, audio o testi in modo interconnesso e collaborativo. L’era dell’informazione detenuta da una intellighènzia che tutto sa e che concede pillole di questo importante sapere sotto forma di “preziosi” articoli di giornale ha lasciato il campo ad un sistema molto più democratico in cui ogni individuo è sia consumatore che produttore di informazioni. La strada per questo settore è dunque segnata e nessun aiutino di Stato potrà invertire la rotta.


Quindi che facciano pure, che sprechino pure questi altri soldi, ma non salveranno proprio niente: le testate che sono destinate a morire, moriranno. Altre migliaia ne nasceranno online, a costi infinitamente più bassi e saranno queste a garantire il pluralismo dell’informazione. Sicuramente c’è un discorso da fare sulla qualità dell’informazione, ma questo a prescindere dal medium che la veicola. Il fatto che chi scrive un articolo debba seguire un codice deontologico che lo porti a rendere un servizio valido, professionale e che i lettori debbano essere in grado di distinguere le bufale dalle notizie argomentate, fondate, documentate, questo sì che sarebbe un argomento degno di un’approfondita discussione. Non certo capire come e quanti soldi dare agli editori.

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

*

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

Scroll To Top