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Caporalato: percorsi di legalità per far emergere irregolari

La legge contro il caporalato rappresenta solo un primo irremovibile tassello a cui abbiamo contribuito nella scorsa legislatura. Fa benissimo il Ministro Di Maio ad aumentare il numero degli ispettori del lavoro, fa benissimo il Ministro Salvini a voler combattere la mafia che ci fa gran soldi.

Le storie dei 16 braccianti rimasti uccisi nel foggiano raccontano di una vergognosa schiavitù. È compito dello Stato costruire percorsi di legalità per i tanti immigrati irregolari che preferiscono il lavoro alla criminalità.

Lo Stato deve far sentire la sua presenza, facendo cadere ogni ipocrisia. Se tutti siamo d’accordo sul fatto che i migranti rappresentano una risorsa per la nostra agricoltura, allora abbiamo il dovere morale di fornire a queste migliaia di persone concrete vie legali per rimanere nel nostro Paese. Al momento in Italia altre opzioni non sono contemplate: se non hai diritto ad alcun tipo di protezione internazionale, quando esci dell’accoglienza o ti rivolgi ai caporali o alla criminalità organizzata.

Il prossimo decreto flussi potrebbe essere uno strumento su cui riflettere, come del resto chiedono alcune associazioni.

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