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BASI TEORICHE PER UNA NUOVA DIDATTICA

didattica

 IL PROBLEMA DELLA DIDATTICA

L’istruzione del nostro Paese ha una enorme sfida da affrontare per compiere: l’ardua impresa di adeguare la Scuola alla società che la circonda e ai bisogni dei soggetti in stato d’apprendimento.

La sfida della nuova didattica potrebbe sembrare di secondaria importanza rispetto al problema, apparentemente più grave, della scarsità di risorse e probabilmente è così. Ma, anziché piangersi addosso e rimanere nello stallo e nell’attesa della fatidica “manna dal cielo”, dirigenti scolastici, docenti e famiglie potrebbero prendere in mano il loro destino e realizzare una riforma dal basso molto più efficacie e rivoluzionaria di quella che potrebbe mai pensare e calare dall’alto un qualsiasi governante.

La mia domanda è: c’è davvero questa volontà? Il mondo della scuola avverte l’esigenza di cambiamento o in fin dei conti le cose vanno bene così come sono?

Noi speriamo vivamente che la rassegnazione non l’abbia mai vinta sulla voglia di migliorare, di trovare insieme strade migliori e crescere. Una grande opportunità in questo senso è data dall’autonomia scolastica.

Noi azzardiamo un consiglio: puntate tutto su innovazione e creatività!

Ed ecco perché:

 

INTELLIGENZE MULTIPLE.

Bisogna considerare “l’intero spettro delle capacità umane” (Gardner, 1997, domanda 1).

Da troppo tempo a Scuola si “coltivano” solo due tipi di intelligenza:

1) quella linguisticacover_didattica

2) quella logica

che sono molto importanti a scuola.

Ma – sosteneva lo stesso Gardner – ci sono almeno altre sei intelligenze, incluse:

3) quella musicale

4) quella spaziale – che consiste nell’abilità di valutare gli ampi spazi allo stesso modo del pilota o di un navigatore, o gli spazi locali, come farebbero uno scultore, un architetto o un giocatore di scacchi;

5) l’intelligenza cinestetica corporea, che è l’intelligenza del ballerino, dell’atleta, dell’artigiano, dell’attore; due tipi di intelligenza personale,

6) quella interpersonale, che consiste nella comprensione delle altre persone, come esse lavorano, come motivarle, come andare d’accordo con loro;

7) l’intelligenza intrapersonale, che consiste nella comprensione di se stessi, di chi si è, di cosa si cerca di raggiungere, di quello che si può fare per avere maggiore successo nella propria vita.

8) Una nuova intelligenza chiamata intelligenza naturalistica, che consiste nella capacità di riconoscere diversi oggetti nella natura: esseri viventi, piante, animali, e anche altre cose in natura come le rocce, o nuvole o tipi diversi di tempo”.

La teoria delle intelligenze multiple, insieme agli stili di apprendimento di Kolb, apre la strada a un approccio individualista della formazione, in cui ogni individuo deve essere messo nelle condizioni di poter imparare sfruttando al meglio quelle che sono le sue intelligenze migliori e più sviluppate, cercando pertanto il miglior stile d’apprendimento individuale:

“non esistono due persone che abbiano esattamente la stessa combinazione di intelligenze. Qualcuno è più forte nell’intelligenza linguistica, qualcuno in quella spaziale. Anche il modo in cui combiniamo le intelligenze o non le combiniamo è differente fra le persone, e qui entrano in gioco le implicazioni didattiche. Perché o noi possiamo trattare tutti come se fossero uguali, il che semplicemente indirizza un tipo di intelligenza, o possiamo cercare di capire le intelligenze dei bambini e personalizzare e individualizzare l’educazione il più possibile. Il mio pensiero è che anche se si vuole che ognuno impari lo stesso materiale, si può insegnarlo in molti modi, e si può anche stimare o valutare in molti modi ciò che lo studente sta imparando”

Il salto qualitativo nei confronti della pedagogia e delle teorie educative precedenti è molto forte: non più un modello centralizzato in cui la formazione viene data a tutti nella stessa maniera cui fa riferimento un modello olistico della mente; ma una educazione formazione individualizzata, al fine di sfruttare al meglio le potenzialità intellettive di ciascuno:

“Dalla mia prospettiva, la più grande promessa della tecnologia è quella di individualizzare l’educazione. Se un insegnante ha 30 o 40 studenti e non ha a disposizione alcuna tecnologia, non ha molta scelta: lui o lei deve leggere o dare a tutti lo stesso compito. Ma se, per esempio, un insegnante ha 30 o 40 studenti, ma ciascuno studente possiede il proprio computer con il CD ROM o il video disk player, allora l’insegnante può insegnare le frazioni in un modo ad uno studente e in un altro modo ad un altro studente, e può  altresì offrire allo studente vari modi di mostrare ciò che capisce. Così la tecnologia mantiene la promessa di personalizzare ed individualizzare l’educazione molto più che nel passato […] Se noi individualizziamo o personalizziamo l’educazione, invece di avere un test che ciascuno deve superare, possiamo avere dei test appropriati per ciascuno in considerazione della sua intelligenza. Questo significa che ognuno può essere avvantaggiato in base alle proprie potenzialità, e non si forzeranno tutti ad essere come un certo prototipo, e se non si può essere come quel prototipo allora non si ha alcuna opportunità.”

Dunque individualizzazione del percorso e delle modalità educative in base alle intelligenze più sviluppate nel discente e di conseguenza, in merito all’uso delle tecnologie, un uso differente di testi, immagini, animazioni, audio e filmati, per una formazione sempre più personalizzata grazie all’uso delle tecnologie.

Queste interessanti parole di Gardner corroborano appieno la nostra tesi: è quindi fondamentale pensare ad un nuovo insegnamento che renda fruibile a tutti l’apprendimento.

 

LA CLASSE MULTIMEDIALE

L’utilizzo della tecnologia e degli ambienti multimediali è una potente arma nelle mani del formatore che vuole adottare una metodologia individualista e per questo deve essere usata con cognizione e criterio.

“L’apprendimento è un processo complesso favorito da un’interazione fra gli studenti e l’ambiente circostante. È importante quindi che nello sviluppo di una valida TBT (Technology Based Training) si predisponga il miglior ambiente possibile”, quanto è qui affermato può essere lim1raggiunto se si rispettano determinati principi, quali: incentrare la formazione sull’apprendimento volontario e motivato; adottare programmi brevi, semplici e orientati al successo; minimizzare gli aspetti tecnologici dell’apprendimento; realizzare un alto grado di d’interazione fra il programma e l’allievo; assicurare il feedback di soluzioni di problemi stimolanti.

Poi, e veniamo al punto, “se la progettazione e la costruzione di un corso TBT vengono svolte con la consapevolezza che gli allievi sanno come imparare, diventa possibile identificare un ambiente tale da consentire a ciascuno d’apprendere secondo le proprie esigenze”. Ognuno quindi potrebbe essere messo in condizione di apprendere nel modo che gli è più congeniale; riportiamo per esempio quattro modalità d’apprendimento, le più comuni: basato sull’informazione, basato sulla sperimentazione, basato sull’esplorazione e analitico.

Come una qualsiasi programmazione anche la costruzione di ambienti TBT prevede l’analisi dei bisogni come primo passo fondamentale. In questo caso si distinguono i bisogni di formazione, visti dal punto di vista dei formatori che in base a quanto vogliono dai discenti , individuano le capacità e le competenze da sviluppare, e i bisogni d’apprendimento, che invece vengono definiti dalla prospettiva di chi deve imparare e consistono in ciò che serve ai discenti per svolgere un compito.

Gli strumenti a disposizione del formatore sono diversi: a partire dalla semplice ma sempre efficacissima osservazione, si può passare a esercizi, simulazione e veri e propri giochi.

Un altro passaggio necessario per affrontare l’esperienza del TBT è il superamento di tutte le barriere tecniche e pratiche che devono essere rimosse prima che diventino un problema. Chi si approccia alla tecnologia e ai computer per le prime volte avverte un’ansia da prestazione che deve essere gestita dagli insegnanti affinché l’apprendimento possa aver luogo senza difficoltà e con partecipazione e soddisfazione.

Di fondamentale importanza in questo tipo di processi formativi è senza dubbio l’uso di un linguaggio appropriato e un continuo feedback utile, incoraggiante, positivo e progressivo.

Infine, bisogna considerare la valutazione dell’intero percorso formativo come una occasione non solo di verifica, ma soprattutto di consolidamento dell’apprendimento.

Molti tratti qui riportati in maniera sintetica sono assimilabili ad un qualsiasi progetto formativo; le qualità che distinguono e costituiscono il valore aggiunto del TBT sono quelle che ci permettono di arrivare ai discenti in maniera diversificata, efficace, efficiente e soprattutto adeguata alla modalità d’apprendimento di ognuno.

 

APPRENDIMENTO CREATIVO

Assolutamente da non sottovalutare sono le infinite implicazioni positive che le diverse forme d’arte hanno nel processo insegnamento-apprendimento.

Un esempio su tutti: il cinema.Accademia del Cinema di Enziteto

Ho sperimentato personalmente questo approccio in diversi contesti. Anche avendo a che fare con classi molto eterogenee si riesce a portare a termine progetti dall’elevato spessore educativo, rispettando le inclinazioni di tutti, favorendo il lavoro di squadra e accrescendo i saperi, le competenze e le abilità di ogni soggetto coinvolto in diversi ambiti contemporaneamente.

Le fasi di realizzazione di un breve cortometraggio prevedono la stesura di un testo (la sceneggiatura), l’elaborazione di disegni che traccino a grandi linee lo svolgimento delle azioni (lo storyboard: il fumetto del film), la realizzazioni di costumi e scenografie, la recitazione, le riprese, il montaggio.

Ognuna di queste fasi richiede sia una parte di studio ma ha un collegamento diretto con un’azione da compiere nell’immediato e questo è un aspetto fondamentale per i ragazzi che hanno sempre bisogno di capire “perché”.

Il cinema è un’insieme di arti che si presta particolarmente bene alla didattica. Immaginate se in tutte le scuole si formassero equipe di insegnanti, ognuno competente per la propria materia, coordinati magari da un piccolo staff esterno di professionisti, con l’obiettivo di fare lezione attraverso la realizzazione di un cortometraggio che coinvolge ragazzi di diverse classi. Progetti simili (questo è solo uno di tanti esempi possibili) renderebbero la scuola un posto più dinamico, un luogo creativo, dove gli studenti si recherebbero con piacere, avendo voglia di apprendere, di capire.

Tutto questo è già possibile grazie all’autonomia scolastica. Certo per perseguire certe strade ci vuole una certa dose di coraggio ma confidiamo in una delle categorie più importanti per il nostro tessuto sociale, quella di insegnanti e dirigenti scolastici: sappiate  osare, fatelo per il bene delle generazioni future, noi qui ci occuperemo dei vostri diritti, saremo la spina nel fianco del governo affinché investa nell’unico vero volano per far ripartire l’intero Paese, l’istruzione. Voi preoccupatevi dei ragazzi e mettete in campo ogni strumento in vostro possesso per farli sentire a proprio agio e metterli nelle condizioni migliori per favorire la loro crescita, questa è la vostra missione.

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