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Abolizione fondi all’editoria – domani parte la discussione in commissione VII

Domani in commissione VII – Cultura, Scienza e Istruzione si discuterà la nostra proposta di legge discussa con i cittadini iscritti al M5S sul Sistema Operativo LEX sull’abolizione del finanziamento pubblico all’editoria.

La drammatica situazione in cui versa l’editoria tradizionale spinge la politica ad occuparsene seriamente e a trovare delle soluzioni per accompagnare questo settore verso il futuro a cui è destinato nel più breve tempo possibile e nella maniera più indolore possibile per i professionisti coinvolti.

Anche negli altri Paesi europei lo Stato interviene per aiutare, in campo editoriale, ma lo fa per incentivare nuove iniziative, promuovere l’innovazione, aiutare i piccoli a crescere, insomma per aumentare il pluralismo e il ventaglio delle offerte, favorendo così l’allargamento del mercato e la stessa occupazione di settore. Invece, in Italia, a noi sembra che i partiti finora abbiano avuto il mero fine di favorire un sistema complice con il potere, agevolando gli interessi dei grandi editori e tutelando le grandi firme a discapito di pluralismo, qualità dell’informazione e libertà di stampa.

A tal proposito, ricordiamo che l’Italia si trova al 49° posto del ranking 2014 del Reporters senza frontiere  sulla libertà di stampa (sancita dall’articolo 21 della nostra Costituzione), dietro a paesi come Estonia, Giamaica, Costa Rica, Namibia, Capo Verde, Ghana e altri ancora.

Questo dato è indice del fatto che finora su questa materia la politica ha agito male e intenzionalmente male, a nostro avviso.

soldi-giornali-300x225Se è vero che negli ultimi anni gli stanziamenti si sono notevolmente ridotti, è pur vero che il flusso di denaro pubblico per il settore continua a essere consistente. Per il 2014, il dipartimento per l’Editoria della presidenza del Consiglio ha a disposizione circa 140 milioni di euro. Stessa cifra per il 2015 e per il 2016. E oltre alla dotazione del dipartimento, l’ultima legge di Stabilità ha stanziato ulteriori risorse per il sostegno all’editoria: 50 milioni per il 2014, 40 per il 2015 e 30 per il 2016, destinati all’avvio di nuove imprese editoriali, alle ristrutturazioni aziendali e agli ammortizzatori sociali.

Quindi, solo nel 2014, i contribuenti italiani spenderanno circa 190 milioni di euro.

Di questi soldi una buona parte andrà in contributi diretti, quindi per intenderci sarà destinata a quei giornali di partito o altre fondamentali testate come Avvenire (che con € 4.355.324,42 è anche il più finanziato), Europa (€ 1.183.113,76), Il Foglio (€ 1.523.106,65), Italia Oggi (€ 3.904.773,62), Il Manifesto (€ 2.712.406,23), L’Unità (€ 3.615.894,65) [dati del 2012].

Ben più cospicui, anche se difficili da quantificare, sono invece i contributi indiretti:

  • IVA: per i quotidiani o i periodici che sono classificati nella categoria dei prodotti “stampabili”, che hanno indicato il prezzo di vendita in copertina o in un allegato comprendente anche il titolo e l’indicazione dell’editore, è previsto un regime fiscale agevolato del 4 per cento sul 20 per cento delle copie stampate. Tale regime è detto “monofase” perché corrisposto una sola volta da un solo soggetto: l’editore. E questo per semplicità: tutti i soggetti che intervengono nei passaggi successivi (che sono molti e diversi: distributori, commercianti e rivenditori) e fino alla vendita restano fuori dall’imposta. Se per esempio si stampano 100 mila copie si paga l’IVA al 4 per cento su 20 mila copie e le altre 80 mila sono considerate esenti IVA.

  • Agevolazioni postali: fino al marzo del 2010 i contributi indiretti comprendevano anche delle agevolazioni postali per la spedizione degli abbonamenti: erano stati previsti nel dicembre del 2003 con il decreto legge n. 353. Il Dipartimento per l’informazione e l’editoria provvedeva a rimborsare Poste italiane della somma corrispondente alle riduzioni complessivamente applicate: tali agevolazioni sono state sospese, ma i rimborsi pregressi dovuti a Poste non ancora estinti. Nel capitolo relativo a “Ricavi e crediti verso lo Stato” della Relazione annuale finanziaria di Poste relativa al 2012 risultano infatti «crediti per circa 251 milioni di euro relativi a Integrazioni tariffarie al settore editoriale».

  • Pubblicazione bandi: l’obbligo di pubblicazione di tutti i bandi di gara delle PA porta ogni anno nelle casse dei giornali miliardi di euro. L’obbligo, che vige solo nel nostro Paese, era stato eliminato nel codice degli appalti del 2006; poi, successive modifiche in Parlamento, contraddittorie tra di loro, l’hanno di fatto reintrodotto. Ogni bando prevede quattro momenti di pubblicazione nel corso della gara pubblica, costo per ciascuno circa 5.000 €. Ogni anno ci sono 1.200.000 bandi di gara pubblica in tutta Italia, 200.000 sopra soglia UE (importo gara superiore a 200.000 €) che prevede l’obbligo di pubblicazione (non sempre rispettato) e di quel milione sotto soglia UE spesso le PA effettuano le pubblicazioni anche senza obbligo di legge. Volendo fare una stima approssimativa, questa norma potrebbe portare nelle casse degli editori quasi 3 miliardi di euro.

Noi ci chiediamo, a chi dovrebbe giovare tutto ciò? Per noi la risposta è banale: questo cospicuo ammontare di denaro non ha nulla a che vedere con quello che dovrebbe essere il fine ultimo di una buona politica, ossia tutelare quell’art. 21 della Costituzione, bensì mira a gonfiare le casse degli editori che restituiranno il favore in termini di “riconoscenza” nei confronti del governo di turno.

bavaglio_a_internetIn questi giorni è vivacissimo anche il dibattito relativo alla tutela del diritto d’autore on-line, materia su cui è già intervenuta di recente AGCOM adottando un regolamento su cui siamo molto critici. A riguardo, il M5S ha presentato una relazione all’AGCOM da dove si evincono tutte le nostre perplessità e una pdl (Atto Camera: 1639) che invece contiene le nostre proposte. In sostanza, noi vorremmo superare l’approccio che l’ordinamento italiano ha avuto finora in materia di d’autore on-line che si è limitato alla mera repressione delle condotte di condivisione abilitate dallo sviluppo della rete internet per cogliere, al contrario, le straordinarie possibilità offerte dalle reti di comunicazione elettronica in termini di accesso alle opere tutelate dal diritto d’autore, di creazione e di condivisione di nuove opere, di sviluppo di nuove iniziative imprenditoriali rese possibili dalla rivoluzione digitale.

Indro Montanelli diceva che ogni giornalista doveva:

  1. guadagnarsi la fiducia del lettore dicendo sempre tutta la verità e, se ci si sbaglia, chiedere scusa immediatamente;

  1. scrivere con un linguaggio semplice, quello del lettore e non quello “dell’Accademia, peste e dannazione di una cultura”. Essere sempre al servizio del lettore;

  1. non far mai sentire al lettore la propria opinione: “che te ne sia fatta qualcuna, è inevitabile; e chi lo nega, o è un imbecille o è un bugiardo. Ma non si può né si deve imporla al lettore; bisogna lasciargliela suggerire dai fatti secondo il modo in cui gli si raccontano”.

E invece cos’è il giornalismo oggi anche e soprattutto a causa di quei finanziamenti pubblici che noi vogliamo abolire?liberta_di_stampa_giornalistiasserviti

Molti giornalisti oggi anziché raccontare la verità e informare, ben che vada danno semplicemente loro pareri assolutamente in linea con le direttive dell’editore di turno. Questo processo vizioso produce nient’altro che disinformazione. Nei casi peggiori invece creano, inventano, studiano a tavolino realtà tutte loro, senza alcun fondamento di verità, al solo fine di mettere in difficoltà l’avversario politico di turno.

L’intento del M5S non è quello di “distruggere” i giornali e i giornalisti come molti superficialmente scrivono e pensano, bensì quello ben più ambizioso di riformare l’informazione, rinnovarla e liberarla dal giogo dei partiti e dei pochi editori che ne detengono il controllo nel nostro Paese.

Per raggiungere questo obiettivo noi riteniamo si debba passare anche dall’abolizione del finanziamento pubblico all’editoria così com’è concepito oggi in favore di una nuova forma transitoria destinata alla realizzazione di una reale innovazione e che produca un reale pluralismo.

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