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Immigrazione: cosa fare? Ce lo dice la Costituzione!

Art. 10 della Costituzione italiana

L’ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute.

La condizione giuridica dello straniero è regolata dalla legge in conformità delle norme e dei trattati internazionali.

Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d’asilo nel territorio della Repubblica secondo le condizioni stabilite dalla legge.

Non è ammessa l’estradizione dello straniero per reati politici.

 

Immigrazione, che fare?

L’immigrazione è di fatto un fenomeno strutturale, complesso e che nel tempo ha modificato il tessuto sociale ed economico italiano. Da troppi anni oramai i governi hanno affrontato la gestione di questo tema con provvedimenti di tipo emergenziale o provvisorio. E’ mancata la capacità e talvolta la volontà di proporre soluzioni lungimiranti e coerenti con la realtà del fenomeno. 

Come al solito non bisognava inventarsi nulla, bastava semplicemente tenere presente cosa dice la nostra Carta fondamentale per trovare la giusta via. La Costituzione lo dice chiaramente “Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d’asilo nel territorio della Repubblica secondo le condizioni stabilite dalla legge.” E non è la sola fonte da cui attingere “utili suggerimenti”, anche il diritto internazionale ne fornisce molti importanti, vedasi la “Dichiarazione universale dei diritti umani”, di cui riporto solo alcuni articoli, particolarmente attinenti al tema che trattiamo:

multuculturalità_maniArticolo 1 Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza.

Articolo 2 Ad ogni individuo spettano tutti i diritti e tutte le libertà enunciate nella presente Dichiarazione, senza distinzione alcuna, per ragioni di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o di altro genere, di origine nazionale o sociale, di ricchezza, di nascita o di altra condizione. Nessuna distinzione sarà inoltre stabilita sulla base dello statuto politico, giuridico o internazionale del paese o del territorio cui una persona appartiene, sia indipendente, o sottoposto ad amministrazione fiduciaria o non autonomo, o soggetto a qualsiasi limitazione di sovranità.

Articolo 3 Ogni individuo ha diritto alla vita, alla libertà ed alla sicurezza della propria persona.

Articolo 4 Nessun individuo potrà essere tenuto in stato di schiavitù o di servitù; la schiavitù e la tratta degli schiavi saranno proibite sotto qualsiasi forma.

Articolo 5 Nessun individuo potrà essere sottoposto a tortura o a trattamento o a punizione crudeli, inumani o degradanti.

Articolo 9 Nessun individuo potrà essere arbitrariamente arrestato, detenuto o esiliato.

Articolo 13 1. Ogni individuo ha diritto alla libertà di movimento e di residenza entro i confini di ogni Stato. 2. Ogni individuo ha diritto di lasciare qualsiasi paese, incluso il proprio, e di ritornare nel proprio paese.

Articolo 14 1. Ogni individuo ha il diritto di cercare e di godere in altri paesi asilo dalle persecuzioni. 2. Questo diritto non potrà essere invocato qualora l’individuo sia realmente ricercato per reati non politici o per azioni contrarie ai fini e ai principi delle Nazioni Unite.

 

L’Italia ha già perso la grande opportunità di attuare delle politiche di gestione dell’immigrazione tali da fare scuola nel resto d’Europa perché l’impatto dell’immigrazione anche da un punto di vista numerico è stato graduale negli anni e se i governi che si sono succeduti negli scorsi vent’anni avessero seguito il fenomeno di pari passo oggi avremmo già tutte le soluzioni a portata di mano. Per recuperare questa possibilità e per evitare l’acuirsi di forti tensioni sociali e garantire la tutela del diritto su cui il nostro Paese si fonda è necessario intervenire in maniera radicale.

 
Dopo circa 2 anni di lavoro e approfondimento del tema, soprattutto da quando sono capogruppo in commissione d’inchiesta sui centri d’accoglienza per migranti, voglio dare anch’io il mio contributo all’interessantissimo dibattito in corso indicando alcuni possibili filoni d’intervento:

  1. Riforma della normativa su immigrazione, asilo e cittadinanza: la normativa vigente (“Bossi-Fini”) è inorganica, inefficace e non risponde alla realtà dei fatti e va quindi riformata. Ad esempio il meccanismo degli ingressi è estremamente complesso tanto da favorire il ricorso ai cosiddetti trafficanti quale strumento di accesso al territorio nazionale. Sarebbe dunque necessario diversificare e semplificare le modalità d’ingresso.
  2. Riforma del Regolamento UE 604/2013, detto Dublino III: l’attuale Regolamento è solo la terza versione di un documento che è sempre stato votato e ratificato dall’Italia nelle varie modifiche, benché avesse già dimostrato tutti i suoi limiti. Il presente regolamento definisce lo Stato competente ad esaminare una domanda di protezione internazionale. Per come è formulato, la responsabilità principale ricade sul primo Stato di arrivo del richiedente. Questo aspetto implica un ovvio carico per l’Italia in virtù della posizione geografica e risulta al tempo stesso iniquo rispetto alla libertà di movimento del richiedente stesso;
  3. Efficaci e costanti interventi di lotta a razzismo, xenofobia e intolleranza: nel rispetto delle normative vigenti e per evitare la nascita e la diffusione di pericolose tensioni sociali che possono scaturire in veri e propri conflitti è quantomai urgente investire risorse contro ogni forma di discriminazione come previsto ad esempio dal “Piano nazionale contro razzismo, xenofobia e intolleranza”;
  4. Superamento dell’attuale sistema dei centri d’accoglienza: chiusura immediata dei centri di identificazione ed espulsione (C.I.E.), in quanto incostituzionali perché violano la normativa sulla limitazione della libertà personale. Chiusura dei centri di accoglienza per richiedenti asilo (C.A.R.A.), le cui criticità sono già state rilevate da tempo (es: sovraffollamento, precarie condizioni igienico-sanitarie, impossibilità di garantire tutela ed erogare servizi qualitativamente validi). Il sistema dei grandi centri di accoglienza deve essere sostituito seguendo il meccanismo dell’accoglienza diffusa (piccoli centri con forte coinvolgimento dei servizi territoriali e degli enti di tutela) come da buone prassi già sperimentate (S.P.R.A.R.);
  5. Istituzione di un coordinamento interministeriale stabile e continuativo con ramificazione territoriale: in considerazione della complessità del fenomeno è necessario prevedere il coinvolgimento di altri ministeri oltre a quello dell’Interno, quali ad esempio Salute, Lavoro, Istruzione, per poter attuare nei vari ambiti di competenza delle politiche maggiormente incisive. Sarebbe necessario istituire dunque una regia centrale interministeriale permanente e dei centri regionali con il più ampio coinvolgimento di prefetture, enti locali ed enti di tutela;
  6. Visione geopolitica del fenomeno: l’immigrazione è un fenomeno di carattere macroscopico, le varie politiche nazionali hanno il limite di proporre delle piccole soluzioni ad una questione di rilievo globale. E’ necessario ad esempio ripensare i programmi di cooperazione allo sviluppo che, se da un lato sono una chiara risposta ad alcune delle motivazioni che spingono alla migrazione, si sono spesso rivelati non sufficientemente efficaci, tanto da sembrare solo uno specchietto per le allodole. Spesso non sono un valido deterrente alla migrazione perché, ad esempio, in meri termini economici, le rimesse estere (trasferimento di denaro effettuato da un lavoratore straniero in favore di un altro individuo residente nel suo paese d’origine) sono più vantaggiose. Quindi un migrante preferisce venire in Italia a cercare lavoro per poi spedire soldi alla propria famiglia che restare nel suo paese e vivere del lavoro che può derivare dalle possibilità offerte dalle politiche di cooperazione allo sviluppo.

 

E’ chiaro che per un fenomeno così complesso qualsiasi tentativo di sintesi potrà apparire sempre incompleto ma nell’ambito di una sana discussione democratica credo che gli spunti qui offerti debbano essere senz’altro contemplati.

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